I Sette Pigri                                                                   Freundlicherweise übersetzt von Alessandro Guglietti, Avezzano C’erano una volta, in un paesino chiamato Brema, un povero contadino e sua moglie. Abitavano in una curva capanna sulla riva del fiume Weser. E ogni volta che c’era l’alta marea, il Weser inondava i loro prati rendendo molto duro il lavoro del contadino. Non era semplice per il contadino ottenere, da quel misero raccolto, il necessario per sé, sua moglie e i suoi sette figli. Tuttavia già in quei tempi Brema, anche se ancora un paesino, era un luogo del tutto particolare. E il contadino e sua moglie erano felici nonostante la loro povertà. «Si,» ripeteva sempre il contadino, sedendo con la moglie davanti alla curva capanna alla fine del lavoro «non abbiamo molto, però abbiamo noi, e questo è molto».  «Si, Hein, quando hai ragione hai davvero ragione» replicava mamma Bruns.  Allora con un sorriso compiaciuto prendeva la sua pipa, mentre lei dolcemente stringeva la sua mano.                                                                                                                    Ma intanto i figli crescevano fra mille giochi, proprio come fanno tutti i giovani di Brema. Nessuno era al sicuro dalle loro burla. Tuttavia non tutti nel paese stavano allo scherzo, e così i vicini cominciarono a bisbigliare fra di loro: «I sette pigri fannulloni sono una vergogna per il nostro paese». Ma papà e mamma Bruns difendevano i loro ragazzi e li amavano così com’erano, senza se né ma. I sette ragazzi di Brema si sentivano amati dai loro genitori, e non si curavano affatto dei pettegolezzi degli altri: «Non abbiamo molto, però abbiamo noi, e questo è molto» dicevano.                                                                                        Passarono gli anni, e quei sette piccoli ragazzi divennero giovani uomini. Mentre gli altri dovevano lavorare duramente, i sette giovani Bruns si rilassavano sulla riva del Weser, perché papà Bruns non aveva lavoro per tutti. Verso mezzogiorno il loro stomaco cominciava giustamente a brontolare. La rigida brezza del Weser rendeva molto affamati.  Ma la mamma sapeva servirli per bene, e dopo il faticoso pasto si adagiavano per un pisolino russando sonoramente. Per i vicini ormai erano solamente «I Sette Pigri». Sdraiati sulla riva del Weser iniziarono ad annoiarsi e ad osservare attentamente il fiume e le barche. C’erano giorni in cui il Weser straripava inondando i prati, e altri in cui si ritirava con la bassa marea. E loro si sfidavano a chi riusciva a correre più vicino alle onde senza bagnarsi. Divennero sempre più bravi e compresero le leggi che governano il moto delle onde. Cominciarono a costruire piccoli argini per evitare di bagnarsi quando c’era l’alta marea. I primi tentativi fallirono pietosamente, e gli argini furono trascinati via dalla forza dell’acqua. Allora non costruirono più argini come fossero pareti, ma fecero scivolare dolcemente l’acqua su di essi fino a farne esaurire la forza. Dietro quell’argine ora potevano stiracchiarsi all’asciutto anche con l’alta marea.                                                                                                                           E lì rimasero sdraiati, e ricominciarono ad annoiarsi, fin quando il più grande di loro propose di cercare lavoro. Si misero in cammino e chiesero ai contadini se avessero lavoro per loro. «Si, di lavoro ne abbiamo a sufficienza, ma non per i sette pigri». «Bene, allora fateci costruire un argine per proteggere i vostri prati dall’alta marea». «Vedete, voi siete semplicemente troppo pigri per farlo» risposero i contadini. E ovunque chiedessero, anche nei paesi circostanti, tutti conoscevano ormai la storia dei sette pigri, e rifiutavano il loro aiuto. Così decisero di incamminarsi per il mondo. Tanto pianse la madre e tanto il padre li pregò di restare, ma loro si misero ugualmente in cammino. Nel congedarsi però i sette pigri confortarono i loro genitori dicendo: «Non abbiamo molto, però abbiamo noi, e questo è molto».                                              Ogni giorno, quando papà e mamma Bruns sedevano davanti alla loro curva capanna, guardavano all’orizzonte sperando di scorgere quelle sette care figure. Passarono sette anni, e papà e mamma Bruns avevano quasi perso la speranza di rivedere sani e salvi i loro sette pigri. Ma un giorno pieno di sole mamma Bruns, spingendo freneticamente il suo gomito contro Hein, esclamò: «Guarda là chi viene!». ... ©Olivia Douglas, 2008  (Um den Status “unveröffentlicht” zu erhalten, drucke ich die Geschichte hier nicht vollständig ab. Für das private Vorlesen, schicke ich gerne die ganze Geschichte per E-Mail zu, denn genau dafür wurde sie geschrieben.)